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L’importanza di essere un incubatore sociale

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Gli incubatori hanno un ruolo fondamentale nel fornire servizi di supporto e accompagnamento alle startup e contribuiscono a ridurre il tasso di mortalità delle neo-imprese. Come sintetizzato in uno studio della Banca d’Italia, che analizza i risultati della prima ricerca sugli incubatori italiani svolta nel 2012 dalla  Sede  di  Torino  della  Banca  d’Italia,  in  collaborazione  con  l’Associazione  PNI  Cube  e  il  Politecnico  di  Torino,   “gli incubatori d’impresa rappresentano una delle soluzioni proposte dalla letteratura economica e realizzate concretamente in numerosi paesi per promuovere le nuove imprese ad alto tasso di innovazione” (M. Auricchio, M. Cantamessa, A. Colombelli, R. Cullino, A. Orame, E. Paolucci, Gli incubatori d’impresa in Italia, Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, Occasional Papers N. 2016, 2014, https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2014-0216/QEF_216.pdf).

In particolare, gli obbiettivi degli incubatori vanno dallo sviluppo economico di un’area svantaggiata alla creazione di occupazione, dalla nascita di startup in settori innovativi alla diffusione dell’imprenditorialità, dallo sviluppo di innovazioni tecnologiche alla propagazione di innovazione sociale.

In un recente articolo, alcuni ricercatori del Politecnico di Torino, basandosi sull’aggiornamento al 2016 della ricerca della Banca d’Italia sull’ecosistema italiano degli incubatori, hanno classificato questi soggetti empiricamente, utilizzando il metodo statistico della regressione lineare. (G. Sansone, P. Andreotti, A. Colombelli e P. Landoni, Are social incubators different from other incubators, in Technological Forecasting & Social Change, 158, 2020 https://authors.elsevier.com/a/1bDSn98SGmPzI).

La tassonomia proposta prevede le seguenti tre tipologie: “Business, Mixed and Social Incubator”. In quest’ambito un incubatore viene definito Business se non supporta startup che hanno lo scopo di generare un impatto sociale positivo; è definito Mixed se rivolge i suoi servizi anche a startup che si propongono di produrre un impatto sociale positivo e queste costituiscono massimo la metà delle imprese incubate; infine, un incubatore è Social se le startup incubate che mirano ad un impatto sociale positivo sono più del 50% delle imprese supportate.

Lo studio mostra che gli incubatori sociali, rispetto alle altre tipologie di incubatori e a parità di efficienza economica, sono più sensibili ai temi della misurazione dell’impatto sociale, dell’etica d’impresa e della responsabilità sociale d’impresa e più propensi a proporre questi argomenti nei loro servizi di formazione e accompagnamento. Si rileva perciò un allineamento virtuoso tra l’approccio culturale dei manager degli incubatori sociali e quello delle startup incubate. A partire dalla relazione empiricamente rilevata tra incubatori sociali e startup sensibili ai temi sociali, gli autori suggeriscono di incentivare la nascita e lo sviluppo di incubatori sociali per favorire la diffusione dell’innovazione sociale e lo sviluppo di startup che perseguano obiettivi ad alto impatto sociale.

L'autore

Barbara Moreschi
Barbara Moreschi - Ricercatrice in ambito economico-statistico. Lavora a Coopfond da dieci anni e si occupa di promozione cooperativa. Ha partecipato alla costruzione del Programma Coopstartup, insieme ad Alfredo Morabito (ex Direttore dell’Area Promozione Attiva) e Aldo Soldi (ex Direttore Generale). Per Coopfond è responsabile del Programma nazionale Coopstartup. Ha lavorato all'Istat per quattordici anni con il ruolo di ricercatrice, responsabile delle statistiche sulle istituzioni non profit. Ha svolto docenze in diverse Università ed è stata consulente dell’Isfol, della Fondazione con il Sud e dell’Osservatorio CNR-Istat.