SPECIALE COOPSTARTUP 2013

Tratto da Legacoop Informazioni – Roma  26 novembre 2013

COOPSTARTUP – le idee trasformate in impresa
Sostenere la cooperazione tra i giovani, promuovendo startup innovative, innovazione sociale
e innovazione nelle cooperative esistenti.

L’idea cooperativa? È capace di stare al passo con i tempi, misurarsi con il nuovo, attrarre le energie di chi vuole fare impresa.
Dimostrare questo – e viverlo nella quotidianità del proprio impegno – è l’obiettivo del progetto che Coopfond ha dedicato alle start up e che ha visto la prima uscita pubblica martedì scorso, con un convegno che nella sede di Legacoop a Roma ha radunato giovani cooperative, funzionari di Legacoop, responsabili di settori e territori, start up già nate, ragazzi e ragazze animati dall’intento di farne decollare una.

IMG_0193“Questo percorso – ha spiegato il presidente Giuliano Poletti – ha un contenuto d’innovazione per noi come associazione: abbiamo modalità di lavoro segnate dal tempo e siamo chiamati a metterci in cammino e fare il possibile affinchè le nostrestrutture siano aperte e disponibili”. Un percorso durante il quale, come ha sottolineato il direttore di Coopfond Aldo Soldi, occorre “rendere protagonisti i ragazzi e le ragazze che sanno di che cosa si parla, abbandonando ogni autoreferenzialità”.

“Da sempre – ha proseguito Soldi – noi facciamo promozione cooperativa e, a giudicare dai risultati, lo facciamo anche bene. Che bisogno c’è, allora, di un progetto nuovo? Serve perché sono cambiati i luoghi e i linguaggi dove si incontrano e crescono coloro che vogliono fare impresa. Vogliamo essere presenti lì per fare conoscere la cooperazione come una possibile risposta al loro percorso. Comunità, tecnologia; diritti, innovazione; solidarietà, valorizzazione individuo: non c’è forma di impresa che può rappresentare meglio tutto ciò dell’impresa cooperativa”.
Non si tratta di dare un contributo per favorire la nascita, ma di avviare un accompagnamento. Il progetto di Coopfond, partito da un nucleo di 25 persone, ne coinvolge attualmente oltre 40, eterogenei per provenienza e competenze. Da subito il percorso di riflessione teorica è stato accompagnato da tre sperimentazioni, per creare una rete di promozione start up coinvolgendo i vari soggetti che ci lavorano; per incubare presso una cooperativa esistente medio-grande una start up innovativa (mentoring); per individuare nell’esperienza di Culturability le caratteristiche che ne hanno determinato il successo e renderle replicabili.

“Oggi – ha spiegato Poletti – dobbiamo fare i conti con il problema delle opportunità di lavoro. Chi ha i soldi non li investe più nella creazione d’impresa. I posti di lavoro se li dovranno creare, quindi, quelli che non hanno i soldi e che hanno investito sulla propria formazione e dovranno costruirsi la propria prospettiva. Parlare di start up vuol dire compiere lo sforzo di immaginare che ognuno di noi possa essere partecipe dello sforzo di costruire un’impresa”.
Un percorso, come accennato, che stimola l’organizzazione stessa di Legacoop: “Nella nostra storia le cooperative le faceva qualcun altro e ce le portava – ha proseguito Poletti – oggi invece siamo in presa diretta con la società e dobbiamo attrezzarci. Chi oggi sceglie la forma cooperativa lo deve fare perché corrisponde al modo con cui vuole abitare nel mondo, vivere e lavorare. Per questo dobbiamo compiere uno sforzo per attualizzare i nostri valori e renderli comprensibili con il linguaggio attuale”.
“Con questo convegno – ha concluso Soldi – abbiamo compiuto un primo passo importante, per aprirci al confronto e alla contaminazione con altre realtà. Quel che bisogna fare ora è far tesoro e trasformare questa cassetta degli attrezzi in percorsi possibili, in indicazioni di lavoro. Per farlo dobbiamo lavorare insieme, intrecciando i lavori che vengono realizzati nei territori. C’è una rete che sta già lavorando e va arricchita con questi contenuti. Non si fa innovazione con l’autoreferenzialità, ma mettendo al centro apertura e confronto”.

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Ginger, il crowdfunding per start up made in ER 

L’acronimo sta – senza minimalismo è (finta) umiltà – per Gestione delle idee nuove e geniali in Emilia-Romagna. Ovvero Ginger (www.ideaginger.it). Una start up lanciata da cinque ragazze per gestire in modo particolare – molto vicino ad alcuni valori tipicamente cooperativi – il crowdfunding, ovvero la raccolta di piccoli capitali per realizzare progetti attraverso la rete coinvolgendo tanti piccoli contributori che possono ricevere in cambio un oggetto o una partecipazione all’impresa.
“L’idea di fondo – spiega Virginia Carolfi, una delle cinque fondatrici – è quella di scommettere sulle persone, non sulle tecnologie. Analizzando la situazione abbiamo scelto di lavorare per le start up per far fronte ad alcune debolezze croniche: la difficoltà di accesso al credito, la presenza di tecnici legati all’idea e insieme la mancanza di figure laterali per business plan; la difficoltà di fare rete e cogliere opportunità laterali per eccesso di concentrazione sulla propria idea”.
Nasce così Ginger, come crowdfunding territoriale. Tutti i progetti seguiti sono, infatti, made in Emilia-Romagna. “Li seguiamo da vicino – spiega Virginia Carolfi – possono rimanere in gestazione da noi anche per mesi, poi partiamo con il coinvolgimento del pubblico non specializzato, ma suggeriamo anche partner. Siamo anche noi una start up per cui i problemi li com-
prendiamo da dentro”. I risultati? Fi- nora Ginger ha portato al finanzia- mento al 100% due progetti, con un altro siamo al 96%


Creare una start up cooperativa: percorsi, ecosistemi, reti

IMG_0191Il primo gruppo di lavoro ha analizzato i percorsi lungo i quali è oggi possibile creare una start up cooperativa. Ma perché, innanzitutto, farlo? Ovvero: quali sono le caratteristiche che rendono la cooperativa attrattiva per aspiranti imprenditori? Innanzitutto la possibilità di autodeterminazione ed emancipazione (in sostanza: “sono stanco di essere sfruttato”), poi la presenza di processi decisionali democratici, la condivisione e la mutualità interna e esterna, i vantaggi che derivano dall’essere la cooperazione una rete di imprese all’interno della quale trovare più agevolmente partner, clienti e fornitori.
Ma quali sono, viceversa, le caratteristiche che limitano l’adozione della
forma cooperativa? Il gruppo si è soffermato solo su quelle superabili. In primo luogo emerge la necessità di riuscire a comunicare i valori, usando un linguaggio diverso, per renderli attrattivi (sharing economy, coworking…). Occorre poi porre enfasi sugli elementi di forza della cooperazione e chiedersi come mai non sappiamo sfruttare adeguatamente web, rete e tutte le opportunità odierne che valorizzano il funzionamento cooperativo. In che ambiti, verso quali settori, pun- tare? Sicuramente le imprese in crisi, fallite, sia per workers buy out che per nuove cooperative che nascono dalle competenze dei lavoratori. Fermo re- stando che l’innovazione può essere ovunque, in ogni settore, un ambito
particolarmente interessante è quello dei professionisti. E da quali luoghi partire? C’è un ruolo potenziale ancora forte per Arci e ambiente associativo, ma gli start up possono valorizzare anche le cooperative esistenti, attraverso soddisfazione dei loro bisogni (spin off) e un ruolo importante può derivare dal matching tra cooperative (nuove e vecchie – innovative e non – di settori diversi – con caratteristiche diverse). E per partire è importante intercettare i potenziali imprenditori cooperativi là dove si trovano: la rete e il web, innanzitutto, e poi televisione, stampa, canali tradizionali, ma anche Università, scuole e Hub, luoghi di coworking, Fablab, incubatori.


Sostegno alle start up: selezione, accompagnamento, finanziamento e strumenti di supporto 

Quattro i punti all’attenzione del secondo tavolo, dedicato al sostegno alle start up. Punto primo: lo scouting delle idee. Occorre stare nei luoghi per: replicare modelli e rendersi visibili; verificare una domanda di innovazione dentro Legacoop; andare verso nuovi spazi di mercato (es. utenza) e ricercare quelle realtà che trovano un fattore di coerenza valoriale. Fondamentale – punto secondo – è il ruolo delle persone, in particolare dei cooperatori Senior che possono fungere da CoopAngels, ma anche dei territori e delle imprese già esistenti.
Dove, e come, trovare le risorse finanziarie? Coopfond può essere uno strumento per mettere un “chip”, senza dimenticare il microcredito; le banche e l’Impact investing (mondo in sintonia valoriale). Si può poi ragionare su soci sovventori, sovrapprezzo e prestito soci come strumenti utili all’attrazione di investimenti, così come sul crowdfunding (equity based soci sovventori, reward based con chip di Coopfond). Le coop hanno un K variabile che agilmente consente l’uso del crowdfunding.
Ultimo punto: mentoring, incubazione e longevità. Gli elementi di interesse, in questa direzione, sono i patrimoni delle imprese coop esistenti; le coop esistenti come piattaforme per l’abilatizione di imprese in difficoltà, mentre occorre dire no ad incubatori parcheggio, ad incubatori fatti in casa. Il mentoring deve essere vissuto come partenrship per attivare uno scambio reciproco tra cooperativa matura e nuova realtà innovativa. È possibile, infine, ridurre la mortalità tramite un’azione di sistema (mento- ring+finanza+incubazione+risorse umane).


Promozione di innovazione tecnologica e sociale nelle cooperative

IMG_0190Tre i temi all’attenzione del terzo gruppo di lavoro. Il primo era relativo al rapporto tra cooperazione e innovazione tecnologica. Il gap esistente è dovuto anche al- l’esistenza di mercati protetti. Serve un rafforzamento delle competenze interne alle imprese nella relazione con le organizzazione di produzione della conoscenza e un investimento verso quegli ambiti elettivi in cui fare innovazione tecnologica: es. public utilites, ricerca, beni comuni, turismo, settore dei materiali, ecc.).
Che rapporto deve crescere tra cooperazione esistente e start up innovative? C’è da superare, innanzitutto, un problema di percezione e di conoscenza del modello
cooperativo e da individuare il modo per tenere assieme la dimensione valoriale con quella della strategia di sviluppo delle singole imprese (cooperazione vs. com- petizione). L’economia collaborativa e mutualistica è il terreno principale sul quale connettere start-up a cooperative esistenti. Utile presidiare gli ambiti di in- novazione come quello delle smart cities & communities e chiarire gli obiettivi che muovono le persone nella scelta della forma di impresa. Il terzo e ultimo tema era l’innovazione sociale, che si nutre e si alimenta attraverso un eco-sistema che deve essere promosso da Legacoop anche attraverso sviluppo di figure chiave di raccordo.

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